Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

  • 1999_lab302-andare a naso.jpg
  • 2000_esp603-ildikostand.jpg
  • 2000_esp601-ildikostand.jpg
  • 1991_rit007-nn.jpg
  • 1990_lab302-perc del sole.jpg
  • 1991_esp001-aquiloni.jpg
  • 1989_esp001-granoeterno.jpg
  • 1997_esp013-caravan.jpg
  • 2000_esp602-ildikostand.jpg
  • 2001_art004-ridi.jpg
  • 1999_esp009-marchereg.jpg
  • weimar.jpg
  • 2005_art012-projektgrün_(DSCN0039).jpg
Italiano
  • Home Page
  • Chi siamo
  • Le edizioni della Fiera
    • V Ciclo - Le sette virtù
    • IV Ciclo
    • III Ciclo - I Cinque Sensi
    • II Ciclo - Ricerche di Fine Secolo
    • I Ciclo - Gli Elementi Classici
  • Relazioni & Interventi
    • Fiera 2009
  • Iniziative
    • Terrafutura 2009
    • Terrafutura 2008
    • La Scommessa del Blocco di Ghiaccio
    • Terrafutura 2007
    • Terrafutura 2006
    • Il sole in Comune
  • Documentazione
    • Report Fiera
    • Risparmio energetico
    • Verso l'autonomia energetica
    • IV Conferenza Territoriale Altotevere
    • Scenario Sostenibilità 
  • Giornale
    • 2009 - La Giusta Misura
    • 2008 - 20 Anni Fiera delle Utopie Concrete
    • 2006 - Scenario Sostenibilità  Primo Numero
    • 2005 - Ponti per un Futuro Amico
    • 2004 - La Mobilità  Cambia Movimento
    • 2002 - Dopo Johannesburg
    • 2001 - Occhio-Vista-Visione
    • 2000 - Tatto e Contatto
    • 1999 - Olfatto e Memoria
    • 1998 - Gusto
    • 1997 - Udito e Ascolto
  • News
  • Info utili
    • arrivare a Città  di Castello
    • dormire a Città  di Castello
  • Immagini della Fiera
  • Scrivi un messaggio
Mailing List
Nominativo
Email *
 
2008 / 20 Anni Fiera delle Utopie Concrete
UN OTTIMISMO DELL'AGIRE
di Karl-Ludwig Schibel

È insoddisfacente il pensiero di vivere in un'epoca senza precedenti. Una tale affermazione sarebbe in odore di rivendicare un posto particolare nella storia quando si tratterebbe di un compito che ha quasi qualcosa di banale in quanto aspetta ogni generazione: prendere in consegna dalla generazione precedente i campi, pascoli e boschi, l'ambiente naturale e costruito, prendersene cura coltivando, allevando, costruendo, custodendo, per garantire una buona vita alla propria famiglia e comunità e consegnare il tutto in uno stato dignitoso alla generazione successiva.
Se si riesce a fare meglio giustamente suscita qualche orgoglio, lasciare il mondo ai figli in uno stato peggiore lascia a ragione il gusto di una vita vissuta male. Così è stato per le quattro o cinquecento generazioni che si sono susseguite dal neolitico in poi, da quando con l'orticoltura e l'agricoltura, la coltivazione della terra e l'allevamento del bestiame, con il dissodamento delle foreste, la cura per il suolo, la costruzione di sistemi di irrigazione, di abitazioni e luoghi di rito l'uomo ha cercato di adattare l'ambiente ai propri bisogni.
Questo adattamento dell'ambiente naturale ai bisogni umani, lo sfruttamento della biosfera e l'utilizzo come discarica per la produzione dei beni e servizi di una popolazione crescente su questo pianeta ha creato nella nostra epoca una crisi ecologica, un rapporto precario uomo-natura senza precedenti.
All'inizio di questo secolo noi non sappiamo bene che mondo lasceremo alla prossima generazione, se si verificheranno i segnali di un drammatico collasso o quelli di una svolta epocale di civiltà, di una terza rivoluzione industriale. E non sappiamo bene a chi lasceremo questo mondo e se loro si rendono conto quanto è fragile e precario lo stato in cui si trova.
Di entrambi i temi parlerà la Fiera delle Utopie Concrete 2008: della svolta ecologica che nei due decenni del nostro dibattito, dei racconti e presentazioni, di esperienze e soluzioni ha assunto una vitale urgenza e dei giovani che troppo spesso diventano oggetto di un pessimismo culturale che forse riflette più chi parla che non coloro di cui si parla.
In questi venti anni il discorso ecologico si è spostato dai margini al centro dell'attenzione pubblica non solo nei paesi occidentali, ma anche in quelli emergenti e in quelli poveri nel sud del mondo. La desertificazione, l'impoverimento della biodiversità e più ancora i cambiamenti climatici hanno prima sollevato preoccupazioni sul futuro della nostra base naturale e negli ultimi anni anche di quella economica. La centralità della questione ecologica è sotto gli occhi di tutti noi. Le polemiche di Ivan Illich negli anni '80 contro la cultura sviluppista trovavano l'ascolto nel mondo accademico e ogni tanto vennero ospitate nella sezione culturale di qualche quotidiano o settimanale. I cambiamenti climatici oggi sono in copertina e sui problemi, politiche, conseguenze economiche, dibattiti scientifici e questioni di stili di vita si trovano rapporti, riflessioni e commenti in tutte le sezioni. È ovvio: l'ambiente è un tema prioritario tra i capi dei governi, dei consigli di amministrazione e tra le persone decisionali nell'economia e nel mondo della cultura e della scienza. È meno ovvio quanto sta succedendo nella prassi politica ed economica, nell'etica professionale e nella quotidianità della vita della classe globale di consumatori. Wolfgang Sachs si dice nella sua intervista preoccupato che finora si stanno verificando come dinamiche dominanti quelle distruttive mentre le soluzioni di un futuro sostenibile si stanno più che altro verificando ai margini dei settori produttivi e del mondo del consumo. Stanno crescendo insieme ai segnali catastrofici anche quelli di salvezza, come si augura in queste pagine il presidente della fondazione Heinrich Böll, Ralf Fücks? In assenza di una chiara e convincente risposta teorica lui si esprime a favore di un ottimismo pratico, un ottimismo dell'agire.
Agire insieme a coloro, e qui torniamo al pensiero di Alexander Langer, che nella propria vita e nel proprio lavoro affrontano con convinzione la crisi ecologica, si impegnano con "buona volontà ecologica" nella costruzione di una nuova civiltà. Non importa, se agiscono con ottimismo in una fabbrica, un'amministrazione, una chiesa, un partito o un'organizzazione ambientale non governativa; quello che conta è la pratica e coerente volontà di uscire da un sistema di produrre e consumare che oggi sovraccarica la biosfera e provoca fame e povertà nel mondo e che domani potrebbe minacciare questo stesso mondo. Non possiamo escludere che il cambio generazionale di questo inizio secolo sia senza precedenti in quanto la domanda potrebbe essere più se lasciamo un mondo alla prossima generazione e non tanto quanto questo mondo è meglio o peggio di quello che abbiamo ereditato dalla generazione precedente. Le immense potenzialità scientifiche, tecnologiche e produttive che infatti non hanno esempi nella storia della specie, il “potere di creare e di distruggere”, del quale parlava Murray Bookchin, finora più che altro vengono usati per smantellare la base naturale della vita umana su questo pianeta, potrebbero servire, e ci sono delle indicazioni in questa direzione, per costruire un futuro ecologico per la comunità globale.
Allora, forse bisognerebbe parlare con i giovani sullo stato del mondo che stiamo per lasciare loro, sulla ricchezza immensa di beni, mezzi di produzione, conoscenze e tecniche che permetteranno anche agli 8 o 9 miliardi di uomini e donne che saranno su questo pianeta nel 2050 di vivere una vita ricca e soddisfacente; ma di parlare soprattutto delle cose che sono andate male, dei rischi che la fase finale della civiltà fossile sta arrecando su questo pianeta; proporre a loro quello che noi non siamo riusciti di fare, quella "scienza di lungimiranza" di cui parla Franco Lorenzoni. Saranno all'altezza? Già la domanda suona prepotente. Giustamente anche questa generazione rivendica il diritto di gestire a modo suo il mondo che prende in consegna. Non compete a quella precedente lamentarsi e sovraccaricare quelli dopo con i compiti che non ha fatto. Più che altro cerchiamo di capire come si presenta questo mondo a quelli che sono nati con la Fiera delle Utopie Concrete.
Download - N. 1/2008

Agenzia Fiera delle Utopie Concrete | Via G. Marconi, 8 - 06012 Città di Castello (PG)
Tel.+ 39 - 075.855.4321 / Fax + 39 - 075.852.0479 - segreteria@utopieconcrete.it

Codice fiscale 90009530545 - Partita IVA 02555410543