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2006 / Scenario Sostenibilità Primo Numero

AUTONOMIA ENERGETICA DELL’ALTA VALLE DEL TEVERE

La Fiera delle Utopie Concrete 2006 intende elaborare una convincente prospettiva di un futuro sostenibile dell'Alta Valle del Tevere partendo dall'autonomia energetica. Certo, un futuro sostenibile non si esaurisce nella questione energia, ma un territorio capace di risolvere questa sfida vitale in modo competente sarà in una buona posizione per affrontare anche gli altri grandi temi del bene comune. Che cosa può fare il potere locale per attivare i potenziali sociali per la svolta energetica e più in generale per una conversione ecologica del territorio? Che cosa spinge alcune imprese a fare della responsabilità ambientale e sociale un elemento portante della propria politica aziendale? Cosa possono fare i sindacati per diventare uno dei motori della conversione socio-ecologica? Di tutto questo si discuterà alla Fiera delle Utopie Concrete, a Città di Castello, dal 12 al 15 ottobre


Il nostro benessere dipende in modo sostanziale dal benessere del territorio in cui viviamo: in senso ecologico (l'aria che respiriamo), in senso economico (la vitalità del tessuto produttivo) e in senso sociale (la convivenza nei e tra i gruppi sociali). Per cogliere queste tre dimensioni di un processo capace di futuro si parla, da una quindicina di anni, di "sostenibilità". Lo sviluppo sostenibile di un territorio richiede uno sforzo cosciente delle persone in posizioni decisionali, un sostegno attivo di una minoranza significativa e un orientamento positivo della cittadinanza in generale. Il premio Nobel Gunnar Myrdal era convinto che i grandi progetti sociali richiedono un cinque per cento di uomini e donne che li perseguono con impegno, in modo mirato e costante. Sono quelli che riusciranno a portare con sè un altro 25% della cittadinanza. Questo terzo sarà sufficiente per attuare la svolta poiché di solito la maggioranza è indifferente, ma soprattutto disposta ad andare d'accordo con le forze che si muovono sulla base di una convincente prospettiva per la comunità.
La Fiera delle Utopie Concrete 2006 intende elaborare una convincente prospettiva di un futuro sostenibile dell'Alta Valle del Tevere partendo dall'autonomia energetica. Certo un futuro sostenibile non si esaurisce nella questione energia, ma un territorio capace di risolvere questa sfida vitale in modo competente sarà in una buona posizione per affrontare anche gli altri grandi temi del bene comune.

Lo Scenario Autonomia Energetica
Lo scenario dell'autonomia energetica dell'Alta Valle del Tevere sulla carta non è difficile da elaborare. Esistono tutti i potenziali naturali, tecnici ed economici. A livello internazionale sono stati elaborati dal 1977 una lunga serie di studi che dimostrano la fattibilità di una svolta completa verso le energie rinnovabili per tutti i grandi paesi europei come anche per gli Stati Uniti e per il Giappone. La "Commissione Enquete" del parlamento tedesco, per citarne uno, prevede nel suo rapporto "Rifornimento energetico sostenibile sotto condizioni di globalizzazione e liberalizzazione" del 2002 una Germania con il 94,6% di energie rinnovabili entro il 2050.
Anche a livello locale esistono in Europa numerosi scenari dettagliati di rifornimento al 100% con energie rinnovabili, tra questi, per il territorio alto tiberino, i lavori dello studio Vincenti di Città di Castello ed altri "Isola Energetica Integrata dell'Altotevere". Ci appoggeremo su questi studi per presentare lo scenario dell'autonomia energetica dell'Alta Valle del Tevere.
La centralità della questione energia per il futuro del territorio oggi non richiede grandi argomenti. La schiacciante dipendenza da energie fossili e nucleari che devono essere importate da lontano crea una serie di problemi e rischi che negli ultimi mesi sono all'attenzione di tutti.
Il problema dei costi: la drammatica crescita del prezzo del petrolio segnala la definitiva fine del "easy oil", del greggio di facile estrazione. Si sta delineando il "peak point" globale, oltre il quale la quantità complessiva diminuirà di fronte a una crescente domanda.
La sicurezza energetica: petrolio e metano si trovano in zone geografiche d'instabilità politica causata non per ultimo dalla presenza dei giacimenti di greggio medesimi. L'esplosività di questa dipendenza è sotto gli occhi di tutti, il conflitto Gasprom - Unione Europea e la leggera oscillazione delle forniture di metano nell'ultimo inverno hanno creato una diffusa insicurezza sulla forte dipendenza energetica dell'Italia che in uno scenario del "business as usual" si aggraverà.
La minaccia dei cambiamenti climatici si sta manifestando con una crescita di eventi meteorologici estremi che solo con una forte perdita del senso di realtà possono ancora essere percepiti come delle variazioni "normali".

Il ruolo decisivo del potenziale sociale
Se le buone ragioni per uscire dalla dipendenza dal fossile abbondano e la conversione all'autonomia energetica basata sulle rinnovabili si dimostra tecnicamente fattibile e in larga misura economicamente conveniente, la domanda che si pone è: perché succede poco o quasi niente in questo senso? Disegnare, nel concreto, l'autonomia energetica dell'Alta Valle del Tevere non è difficile e la Fiera delle Utopie Concrete 2006 lo dimostrerà. Capire bene perché non di un'utopia si tratta invece non è facile e la ricerca di risposte insieme agli attori importanti del territorio - Regione, Provincia e Comuni, imprenditoria, sindacati ed associazioni – sarà al centro dell'appuntamento.
La domanda del potenziale sociale delle energie rinnovabili richiede risposte diverse per i diversi gruppi di attori. Sono da discutere la capacità progettuale e di guida del potere pubblico ai vari livelli, la forza innovativa del settore produttivo e l'impegno delle forze sociali, dei sindacati in primis, per l'autodeterminazione e la partecipazione informata dei membri e un ruolo attivo delle loro organizzazioni nel radicamento locale delle imprese del futuro.

Il potere pubblico
Che cosa può fare il potere locale per attivare i potenziali sociali per la svolta energetica e più in generale per una conversione ecologica del territorio? Può fare molto come dimostrano esempi così diversi fra loro come il Comune di Carugate, con il suo regolamento edilizio, il Comune di Hannover, con il "Klimafonds" e il Comune di Freiburg, con la "Solarregion". Carugate obbliga i suoi cittadini a coprire il 50% del fabbisogno di acqua calda nelle nuove costruzioni con pannelli solari termici. Una misura di grande semplicità con risultati tangibili che ha motivato molti altri enti a seguire l'esempio. Rimane il fatto che degli oltre ottomila comuni in Italia, una manciata sta imboccando questa strada, gli altri si limitano nei nuovi regolamenti edilizi a delle proposte o non prevedono nessun impegno oltre alle norme di legge. Il Comune di Freiburg ha fatto un ulteriore passo con la "Solarregion" - una promozione mirata del solare-termico e fotovoltaico - su tutto il territorio. Hannover con il suo "Klimafond" spende un circa 5 milioni all'anno per incentivare un uso razionale dell'energia e soluzioni avanzate di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Qual è "il segreto" dei Comuni che si muovono all'avanguardia? E perché questi si attivano e gli altri no?
Qual è il ruolo dell'impegno personale, degli individui illuminati che in posizioni decisionali spingono per la propria visione? La volontà politica, fino a che punto porta e come deve tradursi in programmazione e pianificazione per guidare l'attività amministrativa nella quotidianità? Un punto di riferimento per questo dibattito sarà il "Patto per lo sviluppo dell'Umbria", presentato dalla presidente Lorenzetti nel 2002.

Le imprese
Che cosa spinge alcune imprese a fare della responsabilità ambientale e sociale un elemento portante della propria politica aziendale? Se la politica deve fare i conti con il consenso popolare, le imprese li devono fare con il mercato. La convinzione che la sensibilità per le energie rinnovabili conviene anche economicamente ha motivato l'impresa SIRCI di Gubbio, attiva nel campo della lavorazione di materie plastiche, ad istallare sui propri capannoni un impianto fotovoltaico di 3500 mq; nel Comune austriaco di Graz esiste un gruppo di circa 30 imprese che si sono organizzate intorno ad un programma "Ecoprofit" che prevede, tra gli altri, un impegno continuo della direzione, del management e di tutti i dipendenti per un uso razionale dell'energia. La Citiebank, invece, seconda banca degli Stati Uniti, ha introdotto come uno dei criteri per concedere dei crediti ai propri clienti di presentare un bilancio di CO2 del progetto per il quale viene chiesto il finanziamento. Che cosa impedisce alla grande maggioranza di comprendere l'innovazione ecologica e la responsabilità sociale come motore di innovazione e competitività? Mancanza di informazione e conoscenze? Un'insufficiente operatività? L'egemonia di una cultura industrialista fossile?

Le forze sociali
Partner cruciale per la modernizzazione socioecologica dell'economia sono le forze sociali, prima di tutti i sindacati. Dalla difesa pura e semplice dei posti di lavoro e da una contrapposizione astratta ambiente-lavoro molti sindacati hanno cominciato a passare negli ultimi anni alla rivendicazione di un ruolo attivo da protagonista nella ristrutturazione del proprio settore, sia nell'interesse della salute e del benessere dei lavoratori dentro e fuori lo stabilimento, sia per mantenere e far nascere posti di lavoro capaci di futuro. Il vicepresidente dei metalmeccanici tedeschi, Jürgen Peters, in un discorso programmatico, "Lavoro ed Ecologia", sottolinea l'interesse dei sindacati per una modernizzazione ecologica. Posti di lavoro legati a un uso inefficiente delle risorse non hanno un futuro durevole. Però, ammonisce Peters, l'importanza della protezione dell'ambiente non deve essere funzionalizzata in una prospettiva solo occupazionale. L'esempio che usa il vice presidente è quello della mobilità, ragionando che una situazione d'immobilità del traffico motorizzato non può essere neanche nell'interesse degli stessi operai nell'industria automobilistica. I metalmeccanici
sono nelle sue parole "il sindacato della mobilità" e devono prendere loro la guida per una "piattaforma di mobilità" capace di futuro.
Un ulteriore passo di progettualità concreta hanno fatto i metalmeccanici milanesi. All'Alfa di Arese, di fronte alla decisione della FIAT di chiudere lo stabilimento, la Fiom Milanese ha portato avanti un progetto di conversione verso un polo per la mobilità sostenibile che parte dal patrimonio di competenze e professionalità destinato altrimenti a disperdersi e lo mette a frutto per la ricerca, progettazione e produzione di servizi e mezzi di trasporto sostenibili.
I sindacati non devono tanto inventarsi un nuovo ruolo quanto riprendere una tradizione storica in condizioni di globalizzazione: organizzarsi e lottare per una società democratica, umana e, ecco la novità di oggi, ecologica.
E' realistico un progetto che veda i sindacati come uno dei motori della conversione socioecologica? Come potrebbe mettere radici un loro "mandato eco-culturale" anche tra i loro membri?

Conclusioni
Non esiste un unico scenario di autonomia energetica Altotevere. Si possono calcolare i potenziali naturali e si possono determinare quelli tecnici in modo scientifico. Il quadro che risulta però non indica una sola soluzione, ma delinea le aree delle azioni possibili. L'ambizione della Fiera delle Utopie concrete 2006 è di riportare la questione del futuro dell'energia, come elemento centrale del discorso sostenibilità, nel suo giusto contesto - quello culturale. Quale strada imboccare, quale percorso prendere è solo in parte una questione economica e più che altro una questione culturale: come vogliamo guadagnare i nostri soldi? Come vogliamo vivere? La risposta nasce dal confronto tra gli attori, le forze politiche, economiche e sociali che trovano, a partire da quello che è possibile, un consenso su quello che è desiderabile.

LE ISOLE RINNOVABILI

Due esempi di autonomia energetica in via di attuazione, in un'isola danese di 5000 abitanti e in una svedese di 60.000
Samsø, la vetrina delle energie rinnovabili
"Avere un impianto solare a Samsø è simbolo di prestigio, sembra che per i cittadini dell'isola sia più prestigioso avere cinque pannelli solari sul tetto che una Mercedes in garage!", così Ove Henningssen della BRDR STJERN, ditta produttrice di pannelli solari, descrive l'entusiasmo dei cittadini per impianti di energia rinnovabile dopo che è stata fatta una campagna di informazione sui vantaggi di tali sistemi.
Samsø è una delle più grandi isole danesi con una popolazione di circa 5000 abitanti. Dal 1997 l'isola ha avviato un piano di sviluppo che le consentirà di soddisfare, nell'arco di 10 anni, il proprio fabbisogno energetico esclusivamente da fonti rinnovabili. Sta conseguendo questo obiettivo grazie a piani d'azione in materia di trasporti, riscaldamento e produzione di energia elettrica.
Il coinvolgimento degli abitanti nell'implementare il progetto "Isola rinnovabile" è stato all'inizio di natura promozionale, un modo per informare i cittadini sui vantaggi di questo progetto. Molti abitanti sono stati coinvolti attraverso meeting pubblici dove ognuno ha portato le sue idee su cosa avrebbe voluto fare. Alcuni avrebbero voluto realizzare impianti a idrogeno, altri volevano semplicemente risparmiare nafta, sempre più costosa. E' stato quindi compito degli esperti assemblare le idee e trasformarle in proposte concrete. Oggi, 11 turbine eoliche da 1 MW producono energia elettrica verde in quantità sufficiente a coprire l'intero fabbisogno dell'isola, mentre l'energia elettrica necessaria al settore dei trasporti viene prodotta da un parco eolico offshore composto da 10 turbine da 2,3 MW. Una parte dell'elettricità prodotta dagli impianti eolici viene inviata sulla terraferma con un utile di duecentomila euro che saranno investiti tra l'altro per costruire una Accademia dell'Energia destinata a un migliaio di "turisti-tecnici del settore" che visitano l'isola ogni anno.
Il fabbisogno di riscaldamento è coperto per oltre il 70% da energia rinnovabile. Attualmente i quattro impianti di teleriscaldamento - di proprietà dei consumatori organizzati in cooperative - installati in abitazioni private sono alimentati esclusivamente da combustibili locali. Le emissioni di CO2 sono state ridotte del 100% con impianti che combinano l'energia prodotta dalla combustione di segatura e trucioli e il calore del sole.
Il più grosso risultato del progetto è stato certamente il coinvolgimento degli abitanti, pronti ad investire economicamente nel progetto e a salvaguardare l'ambiente e la vivibilità della loro isola.

Gotland - la scommessa delle rinnovabili
Gotland è la più grande isola della Svezia con una popolazione di circa 60.000 abitanti. La strategia energetica seguita sull'isola mira ad arrivare nell'arco di una generazione (entro il 2025) ad un bilancio energetico basato al 100% sull'energia rinnovabile. Il vantaggio di questa chiara strategia regionale è il quadro che offre sostegno alle iniziative locali che incontrano notevole favore. Una forte cooperazione, con uno spirito positivo, tra singoli individui, comune, società private e regione sta mostrando a Gotland la via verso un sistema di energia sostenibile. Il consenso del pubblico è stato ottenuto spiegando alla popolazione locale i benefici in termini di occupazione e sostenibilità e soprattutto con una pianificazione che non scende dall'alto. L'esempio è quello di duemilacinquecento persone che si sono riunite in una cooperativa di energia eolica trovando quindi un interesse economico e finendo per coinvolgere non solo chi ha un interesse ecologico. Attualmente il 20% dell'elettricità proviene dall'eolico.
Il teleriscaldamento ha completamente sostituito il petrolio nelle città perché tutte le case sono allacciate a luoghi centralizzati di produzione di calore con notevoli benefici per l'ambiente. Il teleriscaldamento utilizza fonti di energia rinnovabile, due terzi dell'energia è prodotta da bruciatori di ceppi, una parte proviene da energia recuperata dall'industria e una parte proviene da bio-gas. Il bio-gas proviene dalla discarica cittadina e dall'impianto di trattamento delle acque reflue a Visby. Inoltre una enorme pompa di calore è installata in mare di fronte all'impianto delle acque reflue. L'insieme di questi elementi fanno sì che vengano utilizzate quasi unicamente energie rinnovabili per il sistema di teleriscaldamento.
Della strategia energetica dell'isola fanno inoltre parte sovvenzioni per gli investimenti nell'energia eolica, misure di risparmio energetico, ristrutturazione degli allacciamenti alla rete per consentire l'accesso ai produttori di energia elettrica verde ed esportazione dell'energia eccedente.

Si comincia anche in Italia
Elementi di autonomia energetica si trovano anche in Italia. Tutte le abitazioni della Val Pusteria da Brunico a Sesto, ad esempio, vengono riscaldate con il teleriscaldamento. L'isola di Gotland e in particolare di Samsø dimostrano, certo in situazioni speciali, quali la chiara delimitazione territoriale, l'abbondanza di vento, la fattibilità dell'autonomia energetica e il grande ruolo della partecipazione, anche economica, dei cittadini.

QUANDO I BUONI ESEMPI RESTANO BUONI ESEMPI
Perché è così difficile la diffusione delle buone pratiche ecologiche? Quali sono i problemi che deve affrontare un amministratore di "buona volontà ecologista"? A queste e ad altre domande risponde Hans Mönninghoff vicesindaco e assessore all'economia e all'ambiente del Comune di Hannover. A partire da una formazione avvenuta nel movimento ecologista tedesco fin dai suoi primi passi

Carugate, un piccolo comune nell'hinterland di Milano, ha introdotto nel suo regolamento edilizio l'obbligo di coprire il 50% del fabbisogno di acqua calda con collettori termosolari nei nuovi edifici e in quelli da ristrutturare. Ci sono alcuni enti locali in Italia che stanno seguendo questa buona pratica di Carugate, ma la stragrande maggioranza degli ottomila comuni in questo paese non ha un regolamento di questo tipo e non ha neanche l'intenzione di sperimentare una tale soluzione. A partire dalla sua esperienza, lei come si spiega questa difficoltà di diffusione?

Secondo la giurisdizione tedesca, fino a poco tempo fa, un tale regolamento non sarebbe stato garantito dalla legge e quindi andrebbe capito com'è la situazione in Italia. Il Comune di Carugate ha fatto il regolamento rischiando che qualcuno gli potesse fare causa? Nel mio paese gli uffici che rilasciano permessi di solito agiscono in modo molto difensivo ed evitano a tutti i costi delle situazioni dove potrebbero correre il rischio di controversie. Per questo sono poco disponibili a fare delle innovazioni se queste non sono consentite dalla legge in modo inequivocabile. Se con un nuovo regolamento esiste il rischio di finire in tribunale si bloccano subito.
Quindi, un primo problema è che le innovazioni di questo tipo spesso si muovono in un terreno giuridicamente incerto. In Germania è solo da un anno che è esplicitamente previsto dalla legge di inserire clausole con obblighi di questo tipo nel regolamento edilizio. Arrivati a quel punto poi è necessaria l'intenzionalità da parte dell'ente locale di inserire queste pratiche nel proprio regolamento, il superamento dell'inerzia delle burocrazie. Per questo è prioritario partire con la sensibilizzazione dei collaboratori interni alla pubblica amministrazione.
Un secondo aspetto che mi sembra importante è questa idea illogica secondo la quale meno sono i regolamenti, meglio è. Dico che è un'affermazione illogica perché ci sono ambiti, come per esempio la protezione antincendio, dove esiste una marea di prescrizioni e a nessuno mai è venuto in mente di chiedere la loro cancellazione nel nome della "libertà di costruire". Però, rimane il fatto che nel discorso pubblico si parla di un ritiro dello Stato, anche se fattualmente questo tipo di ragionamento non sta in piedi. Tornando all'esempio dell'obbligo di riscaldare l'acqua sanitaria con pannelli termosolari, stiamo parlando di un regolamento piuttosto semplice.

Detto in termini più generali: perché i governi locali sono così reticenti a praticare delle soluzioni orientate alla conversione ecologica?

A volte ho la sensazione che siano proprio i successi del movimento verde-ambientalista a diventare, in un secondo momento, degli ostacoli. Molti progetti di conversione ecologica, di riduzione dell'impatto ambientale, vengono percepiti, nel mondo politico ma anche nel pubblico generale, come progetti "verdi" e subito si attiva un meccanismo di repulsione per i "temi verdi" che vengono denunciati a priori come le proposte di quelli forse di buone intenzioni, ma purtroppo senza nessun contatto con la realtà. Da questi "ecologisti" si devono tenere le distanze e sicuramente non gli va data una piattaforma pubblica. Fa veramente impressione quanto è facile realizzare un progetto spalla a spalla con la Camera di Commercio, piuttosto di un'iniziativa che viene dalla politica.

Quindi possiamo dire che in una certa misura non è una questione di contenuti ma è una questione di etichettatura su un lato e di percezione sull'altro lato? Quali sono altre ragioni perché questi spazi d'azione sono sotto utilizzati?

Qui dobbiamo guardare nel dettaglio i vari campi d'azione. I problemi si presentano in modo molto diverso nel campo dell'energia, della mobilità, dei rifiuti. Se guardiamo per esempio la questione energetica oggi non esiste più nessuno che si oppone esplicitamente all'impiego delle energie rinnovabili, nessuno è contro l'energia solare, quindi non si incontrano più delle resistenze dentro la popolazione, però esiste sempre il pregiudizio che le tecnologie "alternative" costano di più e non hanno un buon rapporto costi-benefici. La lotta contro questo pregiudizio è un lavoro di sensibilizzazione e di informazione e lì si fa troppo poco.
Con il traffico si presenta in Germania una situazione completamente diversa e sicuramente anche in Italia. L'industria automobilistica è riuscita a presentare il guidare un'auto come espressione della propria individualità, come espressione di libertà e di auto-realizzazione. Per questo c'è una scarsa disponibilità nella politica a mettersi in conflitto con la potente lobby automobilistica.

Hannover è una città conosciuta in Germania, ma anche in tutta l'Europa, come un comune d'avanguardia nel campo dello sviluppo sostenibile. La città è molto attiva in varie reti come l'Alleanza per il Clima e ICLEI e ci sono numerose buone pratiche per le quali è famosa, come il Klimafond, gli Acquisti Verdi e il quartiere ecologico Am Kronsberg. Quali, secondo lei, sarebbero le ragioni che hanno consentito al Comune di realizzare queste pietre miliari?

A prescindere dalla storia concreta di ognuno di essi - e ci sarebbe da dire molto – se dovessimo ricondurre questi tre progetti, e altri ancora, che abbiamo realizzato negli ultimi vent'anni, ad una singola causa, la risposta è semplice: una maggioranza stabile nel consiglio comunale e una grande continuità nella politica della giunta. È una chiara volontà politica che rende possibile e attuabile la priorità ecologica. Questa maggioranza nel consiglio e nella giunta chiaramente si basa su un largo consenso nella popolazione che attribuisce grande importanza ai temi ecologici.

Lei in passato ha fatto parte di comitati civici ed è stato impegnato in iniziative democratiche di base. Quando si trattava di definire l'ubicazione dell'impianto di incenerimento dei rifiuti ad Hannover si è ritrovato "sull'altro lato" e ha incontrato la resistenza dei cittadini nel quartiere. Qual è oggi la sua valutazione di questi gruppi auto-organizzati; come mediare i diritti delle popolazioni direttamente interessate a una buona qualità di vita e a un ambiente non ulteriormente compromesso con gli interessi generali, per esempio, per la costruzione di un impianto di incenerimento o una linea ad alta velocità?

Sono pienamente legittime tutte le azioni nonviolente da parte dei direttamente interessati per bloccare la decisione di realizzare un'opera alla quale sono sfavorevoli. Se però si è arrivati, in un processo democratico e in modo corretto, a una decisione sulla necessità di realizzare un determinato progetto, è altrettanto legittimo - possibilmente dopo una verifica procedurale - che questo progetto venga realizzato. Se in una gestione integrata dei rifiuti viene fatto il tutto per evitare, ridurre e riciclare e se l'impianto di incenerimento corrisponde allo stato tecnologico più avanzato, non si può invocare l'argomento del "not in my backyard". La logica sarebbe quella che i rifiuti li produciamo noi ma dovranno essere smaltiti dove abitano altri. Lo stessa vale per una linea ferroviaria. Se una nuova linea è sensata come alternativa alla crescita del traffico automobilistico e se in un processo di pianificazione razionale e trasparente è stata scelta la variante con meno effetti sull'ambiente - a quel punto vale per la decisione del percorso il motto "Il bene comune prevale sugli interessi particolari" (ottimizzando naturalmente la protezione contro l'inquinamento acustico).

Nella distribuzione delle deleghe, sia nei governi nazionali che territoriali e locali, l'ambiente, insieme alle pari opportunità, non gode di molto prestigio. Lei rappresenta il caso raro di un assessore all'ambiente di una grande città che guida anche l'assessorato all'economia e ricopre la funzione di vice sindaco. Che cosa ha imparato dalla responsabilità per questi due assessorati su come superare la marginalità della questione ambiente e sull'orientamento verso uno sviluppo sostenibile nei governi locali e territoriali?

Dobbiamo constatare che i temi ambientali non sono diventati temi "mainstream" e che la loro importanza è diminuita nella popolazione generale visto che abbiamo raggiunto un certo standard. Ovviamente, fin quando le condizioni sono catastrofiche, con un forte inquinamento atmosferico per esempio, la situazione potrebbe essere diversa, ma visto che la situazione ambientale è migliorata considerevolmente negli ultimi venti anni, il tema è meno sentito nella popolazione. Piuttosto, c'è la preoccupazione per i posti di lavoro, per l'immigrazione, per la sicurezza nei centri urbani. Il tema della sostenibilità, pur con le tre colonne della dimensione economica, sociale ed ecologica non è veramente entrato nella coscienza generale, è rimasto un dibattito tra esperti. Il tema della sostenibilità appare come un tema da nominare obbligatoriamente nei grandi discorsi programmatici, ma non fa parte di una coscienza diffusa e presente nella prassi quotidiana. Quindi, la mia posizione e la mia attività non sono una prova a favore dell'argomento secondo il quale l'ambiente sa entrare negli altri campi d'azione, semmai sono la prova del contario. Oggi porto avanti molte questioni ambientali attraverso argomenti e meccanismi economici, rafforzando la città di Hannover come luogo di produzione di beni e servizi.
Nelle trattative con le imprese che cercano un luogo di produzione, la buona qualità ambientale e la buona qualità di vita di Hannover, sono argomenti a nostro favore, mentre verso l'interno posso dimostrare che l'economia dell'ambiente crea posti di lavoro. Sono due argomenti con i quali posso portare avanti anche progetti di sostenibilità. Quindi, temi come quello delle energie rinnovabili sono più facili da affrontare dal lato economico che non dalla questione ecologica e qui ci ritroviamo con la situazione paradossale che poi all'"ambiente", sia a livello nazionale che territoriale, rimangono tutti questi temi spiacevoli come la protezione contro l'inquinamento atmosferico e acustico, con delle implicazioni prevalentemente negative e dove è difficile avere dei successi. Per questo poi si spiega perché gli stessi politici non hanno tanta voglia di prendere più sul serio la delega per l'ambiente e affrontare i temi collegati. A questa bassa stima per le questioni ambientali corrisponde tra gli stessi ambientalisti una sottovalutazione o una percezione sbagliata su dove sono i campi importanti d'intervento a livello locale e territoriale. Mi riferisco alla pianificazione territoriale, all'urbanistica, alla questione delle aree edificabili che sono competenze originariamente dei governi locali e che sono di una enorme importanza per gli usi dell'energia e della mobilità di domani. Quindi, nella politica a livello comunale e territoriale dobbiamo puntare con grande creatività sugli aspetti infrastrutturali, le aree verdi, ecc... Questi sono i temi dove si può influire in modo significativo su uno sviluppo capace di futuro.

HANS MÖNNINGHOFF, che ricopre l'incarico di assessore con deleghe all'economia e all'ambiente, è in Germania una delle figure eccellenti per una politica urbana sostenibile. Al suo terzo mandato come assessore all'ambiente e al primo come assessore all'economia, dal 1988 ha attuato nel suo comune, con grande competenza e tenacia, una politica ambientale d'avanguardia.
Il Comune di Hannover ha assunto una reputazione di rilievo, a livello nazionale e internazionale, con la costruzione del quartiere ecologico Am Kronsberg nell'ambito dell'Expo 2000, con una politica comprensiva di acquisti verdi che oggi si estende a tutti i beni e i servizi dell'ente, con una complessiva valutazione dell'impatto ambientale di tutte le attività del comune e con una politica avanzata di gestione integrata dei rifiuti.


BedZED
L'insediamento a zero emissioni realizzato nel quartiere londinese di Sutton

L'insediamento-pilota noto come BedZED (Beddington Zero Energy Development), realizzato nel quartiere londinese di Sutton, è energeticamente autosufficiente e rappresenta il primo insediamento a bilancio zero di emissioni di anidride carbonica (carbon neutral) su larga scala sorto nel Regno Unito. E' costituito da un centinaio di alloggi, in affitto o in proprietà, da 1600 metri quadrati di uffici, vari negozi, impianti sportivi, una caffetteria, un centro medico-sociale e un asilo nido. Il sito è servito anche da un ufficio postale.
L'insediamento è stato realizzato adottando gli accorgimenti più avanzati nel campo dello sviluppo ambientalmente sostenibile. BedZED utilizza esclusivamente energia prodotta in loco da fonti rinnovabili. Il fabbisogno termico per il riscaldamento e quello elettrico sono assicurati da un impianto di cogenerazione alimentato da cippato che viene trasformato in gas da un apparecchio per la gassificazione a corrente d'aria invertita. L'orientamento degli edifici a sud, ispirato ai criteri della bioclimatica, permette di sfruttare al massimo il calore solare; l'installazione di pannelli fotovoltaici, gli altissimi livelli di isolamento termico, i tripli vetri e l'adozione delle più avanzate apparecchiature elettriche a basso consumo contribuiscono a mantenere bassa la domanda energetica.
I materiali da costruzione sono stati scelti tra quelli di origine naturale, riciclati o ottenuti da fonti rinnovabili, tutti prodotti a una distanza non superiore ai 35 chilometri dal sito.
In tema di risparmio idrico, il sistema di recupero dell'acqua piovana e di riciclaggio di quella di scarico riduce di un terzo il consumo dell'acqua potabile di rete. Per quanto riguarda la mobilità, si è puntato innanzi tutto a ridurre la necessità di spostamento (per esempio promuovendo lo shopping via internet e realizzando in loco strutture di interesse commerciale, sociale e ricreativo) e si sono rese disponibili alternative all'uso privato dell'automobile, come un parco di auto gestite in car sharing. Infine, ogni appartamento è dotato di speciali contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti. BedZED ha avuto un notevole successo sul mercato e la gente è stata molto contenta di andarvi ad abitare tanto che il Sindaco di Londra ha annunciato la costruzione di un nuovo quartiere eco-compatibile nella zona est della città che ospiterà almeno mille persone.
Schibel, K. L. e Zamboni, S., Le città contro l'effetto serra. Cento buoni esempi da imitare, Milano, Edizioni Ambiente, 2005

MA COSA VUOL DIRE VOLARE ALTO?
Una delle domande al centro della prossima Fiera delle Utopie Concrete è: quale ruolo possono svolgere le imprese nel definire un progetto di sostenibilità ambientale nell'alta valle del Tevere? In quest'intervista a Valentino Mercati, fondatore e presidente dell'Aboca spa, vengono messi a fuoco alcuni temi utili a dare una risposta, a partire dall'esperienza concreta di un'azienda che ha fondato il suo successo proprio su un'innovazione continua che ha saputo coniugare obiettivi aziendali e salvaguardia dell'ambiente.

Nel suo libro dallo stesso titolo Paul Hawken afferma che il capitalismo naturale deve considerare l'ambiente un fattore della produzione. Per capitale naturale s'intende tutti i sistemi di sostegno della vita che attualmente non hanno un valore di mercato. “Capitalismo naturale” parla di un'economia non costruita intorno alle astrazioni senza vita delle economie neoclassiche, ma intorno alle realtà biologiche della natura. Per questa rivoluzione ci vuole una prossima rivoluzione industriale. Quali dinamiche vede in atto in Italia verso una tale "seconda rivoluzione industriale"?


Io penso nessuna, perché sembra che l'uomo oggi, anche l'imprenditore sia incapace non solo di progettare il futuro, ma di vedere cose già definite, già fissate. Lo sviluppo dei prossimi 50 anni sarà un certo tipo di sviluppo o non ci sarà. Mi spiego meglio: non è un'ipotesi che l'energia deve costare 5-6 volte quello che costa oggi. Non è un'ipotesi, è una realtà. Si può sbagliare sui tempi - se succederà fra 5, 10, 15 o 20 anni - ma questa sicuramente è una delle certezze. Un'altra certezza è che se continuiamo a vivere in un ambiente sempre più inquinato il genere umano non ce la farà a sopravvivere, perché ormai sono sempre più numerose le malattie che - come il diabete, le allergie, le dermatiti ecc -, sono influenzate, e in alcuni casi determinate, dalle condizioni ambientali e dalle diverse forme di inquinamento. Questo per fare due esempi di
tendenze negative per le quali, se non si innescano dei cambiamenti profondi, va certo che gli eventi traumatici si realizzeranno, resterà solo l'incertezza sul quando. Allora cosa facciamo? Dobbiamo muoverci, non abbiamo più tanto tempo...
Insomma, la seconda rivoluzione industriale ci dovrà essere per forza, quel che non so è se anticiperà, prevenendola, la catastrofe o se della catastrofe sarà una conseguenza.

Quindi lei pensa che possa anche andare peggio, prima che, eventualmente, vada meglio...

Certo, secondo me può andare molto peggio, perché non vedo nessuna sensibilità nel progettare il futuro, lo si fa per luoghi comuni come se il mondo fosse quello di ieri... Anche chiamarla seconda rivoluzione industriale mi sembra un po' riduttivo. Forse non evidenzia del tutto la vastità e la profondità del cambiamento necessario. In realtà la prima rivoluzione industriale è stata una piccola cosa in confronto a quello che sta avvenendo adesso, coinvolse solamente 200/300 milioni di persone in Occidente, non toccò l'India, la Cina e l'Africa, l'America del sud ecc. Oggi il cambiamento richiesto dovrebbe essere globale e investirebbe 6 miliardi di persone. Avremmo una rivoluzione industriale, ma moltiplicata per 20 volte quella dell'Ottocento e questo probabilmente farà cambiare tutte le aspettative attuali.

A proposito di agricoltura biologica lei, su "La Repubblica", ha detto che «Vivere in una nicchia può essere utile nella fase di partenza, poi diventa asfittico. Oggi il biologico ha la possibilità di farsi sistema, di acquisire una visibilità ampia: è un'occasione da non perdere».
ABOCA è certamente una delle imprese che sono riuscite ad uscire dalla nicchia e ad affermarsi sul mercato. Quali sono, nella sua esperienza, gli ostacoli che il biologico deve saper superare per uscire dall'angolo dei pochi ma buoni?


Prima di tutto il biologico deve riuscire ad apparire per quello che effettivamente è, vale a dire un fattore di progresso e di sviluppo interessante per l'impresa e non un "marchio dei verdi": piccolo è bello, anticapitalismo ecc. sono concetti che non hanno giovato allo sviluppo dell'agricoltura biologica. Oggi si sta andando oltre perché il consumatore sta iniziando a volere il biologico, però è un processo ancora troppo lento. Anche perché le grandi imprese agricole diffidano del biologico, non lo considerano un processo del futuro ma del passato. C'è ancora l'idea profondamente sbagliata che la salvaguardia dell'ambiente comporti il ritorno a tecniche e tecnologie del passato, mentre è vero il contrario: le tecnologie più avanzate scaturiscono proprio da quel tipo di approccio, per esempio nella produzione biologica. Solo che bisogna dimenticarsi che piccolo è bello. La chimica ha fallito, questo è certo, altrimenti non sarebbero nati gli OGM che sono, appunto, una risposta al fallimento della chimica in agricoltura, alle promesse fatte tanti anni fa e non mantenute, e fra queste la più importante: sconfiggere la fame nel mondo. Così oggi non ci sono che due strade possibili: l'agricoltura biologica e l'agricoltura geneticamente modificata. Ma io non mi rassegno all'idea che l'uomo possa essere così stupido da affidare il proprio futuro agli OGM.

Recentemente una ditta di Gubbio ha istallato un impianto fotovoltaico di 200 kW con 3500 mq di superficie. Non sono a conoscenza di un altro impianto di produzione di energia rinnovabile in qualche stabilimento produttivo del territorio. Che cosa impedisce agli attori economici della zona di puntare con più decisione sulle fonti energetiche del futuro?

Oggi si fanno o non si fanno impianti fotovoltaici a secondo dei bandi che emette il Ministero. Anch'io ho concorso a uno di questi bandi, ma non so come andrà a finire. È un modo di investire il capitale sicuramente redditizio, perché si tratta di una produzione di energia sovvenzionata dallo Stato. Ciò che può frenare questi investimenti, dunque, è che manca la certezza che lo Stato continuerà a sovvenzionare questi impianti perché i soldi da investire sono tanti e c'è un po' di indecisione. In fondo, però, tutto dipende dal costo del petrolio: finché l'energia non costa niente come adesso, finché il petrolio non avrà un suo valore reale, finchè i prezzi non diranno la verità, anche i combustibili derivati dalle piante, i biodiesel avranno un problema ad affermarsi. Ma è impensabile che non si vada ad un prezzo che corrisponde ai costi reali.
Inoltre si parla troppo poco del risparmio energetico come fonte di energia. Sostengo che si può stare meglio risparmiando e l'agricoltura biologica è un importante esempio. Consuma meno energia perché non usa i fertilizzanti chimici la cui produzione è fortemente energivora. Un altro esempio è l'isolamento termico degli edifici residenziali. Muri più larghi con una camera d'aria, per ridurre le perdite caloriche, non costano; imporre dei coefficienti termici migliori nel regolamento edilizio dell'ente locale non costa. E' una questione d'intelligenza amministrativa.
Risparmiare il 30, 40 e forse 50% di energia stando meglio, perché no?

Gli imprenditori sanno fare i conti, perché l'efficienza energetica, il risparmio energetico, l'impiego di energie rinnovabili fa così poca strada fra di loro?

Francamente non so spiegarmi questo rifiuto. Per esempio, io sto faticando per trovare degli amici imprenditori disposti a consorziarsi per fare dei servizi navetta per portare i nostri operai a lavorare. Infatti, è pazzesco che nella zona industriale di Città di Castello si veda ancora su ogni macchina una sola persona. Se va avanti così, ai nostri operai dovremo aumentare lo stipendio se no avranno dei problemi a tirare avanti, visto che in una famiglia di 4 persone ci sono 4 macchine, con dei costi spaventosi: economici, per la famiglia, ambientali per tutti. A Milano, chi vuole può rinunciare alla macchina perché ci sono i servizi pubblici, ma qui da noi sembra impensabile. Perché non si fanno dei servizi consorziati per portare gli operai a lavorare con dei pulmini? Io ho fatto dei conti: con 30-40 euro al mese un operaio può fare l'abbonamento. Perché no?

Queste soluzioni razionali, per esempio di mobilità sostenibile per il percorso casa lavoro, mettono in questione tutta una visione del mondo e uno stile di vita che promette, in cambio di un lavoro impegnativo, la gratificazione del consumo, del più grande, più veloce. Rinunciare al simbolo per eccellenza del consumismo, la macchina, per andare al lavoro e subire l'umiliazione di un trasporto collettivo non è accettabile.

Lei ha dato una risposta: siamo drogati dall'idea che innovazione sia uguale a velocità. Se guardiamo, infatti, tutto il XX secolo non c'è stata quasi nessuna innovazione ma solo velocizzazione delle innovazioni fatte nel XIX secolo e ancora oggi può darsi che siamo drogati dalla velocità. Innovazione = Velocità, computer più veloci, mobilità più veloce, autostrada invece che superstrada... Io penso che l'operaio che lavora da me dovrebbe essere disposto a perdere un quarto d'ora o anche mezz'ora di tempo - prendendo un pullman anziché montare in macchina - almeno con l'aspettativa risparmiare 100 euro al mese.

In una recente intervista sul mensile L'Altrapagina lei ha elaborato uno scenario entusiasmante e pienamente condivisibile di sostenibilità per il territorio di Sansepolcro. "Trasformare la città in un laboratorio di idee ... cablaggio, ....centri di ricerca, .... studi creativi". Lamenta in seguito, se l'intervista riflette correttamente la sua opinione, "una classe politica non capace di ascoltare". Perché si rivolge alla classe politica? Perché fare appelli agli attori nel campo altrui e non a quelli nel proprio campo? Se, come siamo convinti, uno sviluppo sostenibile fa bene al tessuto economico, alla qualità della vita, dovrebbero anche lasciarsi convincere gli stessi imprenditori che, infatti, di innovazione e creatività sanno qualcosa di più della classe politica...

L'imprenditore pensa alla sua azienda e delega a qualcun altro la politica, la polis, come ogni cittadino pensa a se stesso delegando ad altri la politica. Ecco perché dico "i politici", anche se non sono d'accordo con questo atteggiamento, anche se ritengo che politica si fa anche facendo impresa, anche essendo un semplice cittadino si può far politica, e non solo con il voto. Il fatto è, però, che disegnare degli scenari, azzardare dei progetti in prospettiva fa paura. Così quando io dico le cose che lei ha appena citato, quel che a me sembra che sia, per Sansepolcro, l'unico programma che possa darci un futuro...Ebbene, quando io dico queste cose che a me sembrano normali, l'obiezione degli altri è che io volo troppo alto... Ma cosa vuol dire volare alto? Progettare, disegnare scenari per il futuro significa uscire dal quotidiano, dall'ordinaria amministrazione, volare alto, appunto. Si capisce allora perché si rimprovera il Comune di non coprire la buca, è sempre un coprire le buche sulle strade e basta, ma questo vuol dire guardare solo in terra. Io non sono capace di guardare solo in terra, devo guardare per lo meno all'orizzonte, un po' dritto.
È probabile che chi governa abbia paura del nuovo, di essere criticato, di scontrarsi. C'è stato uno scontro feroce per definire il polo tecnologico, un'area a Sansepolcro definita nel piano strutturale "polo tecnologico". Quando ho chiesto "cosa vuol dire polo tecnologico?" un candidato amministratore, che poi per fortuna amministratore non è diventato, mi ha risposto “a chi daremo le licenze di costruzione lo decideremo volta per volta”. Al che ti viene automatico pensare questo o è stupido o mi prende in giro, sicché praticamente la sinistra mi ha costretto a schierarmi con la lista civica Viva Sansepolcro.
a cura di Karl-Ludwig Schibel

VALENTINO MERCATI è fondatore e presidente di Aboca Spa e Vicepresidente di ASSOERBE. Aboca opera da oltre 25 anni nel settore delle erbe officinali e nasce nel 1978 da un'intuizione imprenditoriale di Mercati: applicare alla tradizione dell'uso delle piante medicinali a scopi salutistici, la ricerca e la tecnologia dell'industria moderna. Aboca è oggi, coi sui 5 milioni di clienti e un fatturato che sfiora i 50 milioni di euro, uno dei leader mondiali del settore delle erbe officinali. Il segreto di Aboca è l'innovazione: dalla ricerca avanzata, alla sperimentazione con le Università di Perugia,Firenze e Bologna, da una forte produzione di brevetti, all'inaugurazione di un corso di laurea in tecnica erboristica, alla cura dell'impatto ambientale della produzione. Nei suoi 800 ettari in Val Tiberina, le piante sono coltivate in modo biologico, tutti i materiali da imballaggio sono riciclabili e biodegradabili, i siti produttivi hanno la certificazione Iso 14001, le emissioni di anidride carbonica legate al ciclo di lavorazione sono totalmente compensate dalla riforestazione.

SCENARIO SOSTENIBILITÀ
IL CASO AUTONOMIA ENERGETICA ALTOTEVERE

Città di Castello, 12 - 15 Ottobre 2006
Comune di Città di Castello - Regione Umbria - Provincia di Perugia - Comunità Montana Alto Tevere Umbro - Camera di Commercio di Perugia

La Fiera delle Utopie Concrete 2006 "Scenario Sostenibilità - Il caso Autonomia Energetica Altotevere" si presenterà anche quest'anno con le sue quattro classiche sezioni. Nella sezione Parole il seminario "Il Globale nel Locale" discuterà gli spazi d'azione a livello locale nelle condizioni quadro della globalizzazione. Le due conferenze riprenderanno il tema del seminario in un dibattito sul Caso autonomia energetica dell'Altotevere e sul Nuovo Mandato degli attori istituzionali, economici e sociali per uno sviluppo territoriale auto-sostenibile. L'esposizione "Scenario Sostenibilità" riunirà nel Quadrilatero di Palazzo Bufalini gli stand delle realtà istituzionali, produttive e delle organizzazioni di categoria e sociali impegnati sul tema dell'anno. Tra gli Incontri in Fiera un Corso di Formazione per esperti di protezione del clima a livello locale organizzato dall'Alleanza per il Clima.

LE PAROLE
Inaugurazione
giovedì 12 ottobre

Seminario
IL GLOBALE NEL LOCALE
Il Seminario riprenderà il tema molto discusso negli ultimi anni del rapporto fra globale e locale con una precisa domanda: quali sono gli spazi d'azione per la conversione ecologica a livello locale in vista delle dinamiche economiche e politiche globali? Molti dati importanti per l'economia del territorio si decidono sui mercati internazionali, molte decisioni politiche vengono prese a tavoli lontani, ma questo non può significare e non significa che sul luogo questi parametri definiscano uno a uno le scelte da fare.
Saranno due i temi per esaminare gli spazi da aprire e da usare per lo sviluppo locale sociale ed ecologico, (1) la partecipazione nella tensione tra interessi territoriali ed interessi del paese/della comunità internazionale per approfondire gli spazi politici di autodeterminazione e (2) l'autonomia del territorio per curare, governare e guidare al meglio gli spazi economici e ambientali di uno sviluppo auto-sostenibile.

Conferenze
venerdì 13 ottobre
IL CASO AUTONOMIA ENERGETICA DELL'ALTOTEVERE
La conferenza presenterà il lavoro svolto da un gruppo di esperti e coordinato dall'Agenzia Utopie Concrete sullo scenario di autonomia energetica dell'Altotevere.

sabato 14 ottobre
MANDATO SOSTENIBILITÀ - UN NUOVO IMPEGNO PER I PROMOTORI DI UNO SVILUPPO CAPACE DI FUTURO
La conferenza discuterà approcci e strumenti nuovi, come il marketing territoriale, e il contributo dei vari attori economici, politici e sociali ad una politica e una prassi innovativa ed ambientalmente, socialmente ed economicamente sostenibile.

L'ESPOSIZIONE
giovedì 12 - domenica 15 ottobre
SCENARIO SOSTENIBILITÀ
L'esposizione partirà dall'immagine dello "Scenario Sostenibilità Altotevere" e presenterà i vari componenti per farla diventare realtà: la progettazione di esperti e la partecipazione della popolazione, le strategia per l'autonomia energetica, la costruzione di catene corte di produzione e distribuzione, le prospettive per un'agricoltura vicina ai cicli naturali e un percorso verso Rifiuti Zero.

Per ulteriori informazioni:
Agenzia Fiera delle Utopie Concrete
Via G. Marconi, 8
06012 Città di Castello
Tel./fax 0758 554 321
segreteria@utopieconcrete.it
www.utopieconcrete.it

BUSSOLA DEL CLIMA
Esperti di strategie per la protezione del clima - Corso di formazione per progettisti e consulenti

Organizzato da
Climate Alliance/Klima Bündnis/Alleanza per il Clima Italia onlus

Il corso di formazione si rivolge ad esperti che lavorano in uno dei campi di rilevanza per i cambiamenti climatici (energia, trasporto, pianificazione territoriale, gestione dei rifiuti o, più in generale, processi di sostenibilità come l'Agenda 21 Locale). Oggetto del corso sarà formare i partecipanti all'elaborazione di una strategia climatica per enti locali e territoriali. Con "strategia climatica" s'intende un programma d'azione che raggruppa tutte le attività dell'ente in un'ottica complessiva di riduzione delle emissioni di gas serra. Perché un Comune, una Provincia o una Regione dovrebbero dotarsi di una "Strategia del clima", visto che i programmi d'azione non mancano e si pone più che altro la necessità di far vivere i piani esistenti?
Per almeno due ragioni: la strategia del clima non aggiunge un altro piano a quelli esistenti, ma raggruppa in una strategia complessiva piani e attività esistenti sotto la variabile-guida delle emissioni di gas serra, in primis l'anidride carbonica. L'ente, quindi, si dota di una prospettiva coerente delle attività e dei progetti dei vari assessorati e uffici impegnati a diverso titolo nello sviluppo sostenibile, uno sguardo di sintesi che spesso manca.
Su questa base la strategia del clima propone all'ente, partendo dalle attività in corso e non da qualche programma astratto, possibili passi successivi più ambiziosi. L'elaborazione di una tale strategia si basa sulla "Bussola del Clima", strumento messo a punto dal Climate Alliance/Klima Bündnis, la più vasta rete di Enti locali e territoriali europea che si impegnano per la salvaguardia del clima a livello locale e territoriale.
Il corso di formazione offrirà ai partecipanti:
* Un'introduzione ai cambiamenti climatici.
* Uno sguardo approfondito alla struttura istituzionale degli enti locali e territoriali.
* Un'istruzione pratica su come applicare la "Bussola del clima" alla realtà delle amministrazioni locali e territoriali italiane.
* Conoscenze tecniche ed esercizi pratici di organizzazione di incontri, metodi di facilitazione, nonché forme di presentazione.
* Un viaggio di studio presenterà comuni leader che sanno riunire un impegno per il clima globale con una politica di sostenibilità sul luogo.

Le prime due Unità del corso si svolgeranno dal 13 al 16 settembre 2006 e dall'11 al 14 ottobre 2006 a Città di Castello (PG), la terza unità, il viaggio di studio, è prevista per gennaio 2007.
A conclusione del corso ai partecipanti sarà rilasciato un attestato dell'Associazione Internazionale Klima Bündnis / Climate Alliance / Alianza del Clima e. V. con la qualifica di "Climate Compass Promoter". I possessori della qualifica saranno inseriti nell'elenco - che la rete diffonderà attivamente tra i 1300 Comuni membri - di promotori abilitati a elaborare una
strategia climatica. L'attestato avrà una durata di due anni e potrà essere riconvalidato con la frequenza di un corso di aggiornamento.

Quota di iscrizione
La quota di partecipazione comprende l'iscrizione al corso e il materiale didattico per le unità 1 e 2 ed è pari ad Euro 1.250,00 + IVA (se dovuta) per una singola iscrizione. Per i membri dell'Alleanza per il Clima la quota di iscrizione è invece pari a Euro 1.100,00 + IVA.
Climate Compass (Bussola del Clima) è co-finanziato dalla Commissione Europea “Co-operation Framework to promote urban sustainable development”
Per il programma completo e ulteriori informazioni:
Segreteria organizzativa - Tel./Fax: 075/8554321 e-mail: coordinamento@climatealliance.it
Download - N. 1/2006


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