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Anno 1998 / Gusto

Primo Numero

N.1 - Questo giornale
Raccontare la Fiera è sempre molto difficile, sono tanti gli eventi, a volte anche contemporanei, che averne un’idea d’insieme è quasi impossibile, sia per chi vi partecipa sia per chi deve riferirne. Così in questo giornale non troverete un resoconto della Fiera del 1997 che con "L’Udito e l’Ascolto" ha inaugurato il ciclo dal titolo "Quali sensi per la conversione ecologica e la convivenza". Troverete bensì qualche spunto abbastanza casuale - le foto che avevamo e qualche nota che le accompagna - che ci auguriamo possa servire a volgere lo sguardo indietro e a far venir voglia - a quelli di voi che sono stati a Città di Castello in quei giorni - di mandarci le vostre impressioni, i vostri suggerimenti, i vostri commenti. Ci aiuterebbe molto sia a fare un bilancio di quello che abbiamo fatto, sia a indirizzare il nostro lavoro nei prossimi mesi.
Solo per un caso, quello dell’intervento di Russell Ally della Commissione per la verità e la riconciliazione del Sudafrica, abbiamo fatto un’eccezione e lo pubblichiamo integralmente (alle pagine 6, 7, 8). Certo, leggere solamente questo scritto non consentirà di sentire quello che solo la voce e i gesti di Ally (insieme alla bravura delle traduttrici in consecutiva) hanno comunicato a chi era presente. Ma anche solo quello che ha detto, sebbene spogliato dell’emozione dell’ascoltare, ci sembra molto importante che possa essere conosciuto da più persone.
Per il resto questo giornale guarda avanti, alla prossima Fiera: "quale gusto per la conversione ecologica e la convivenza".
Alla fine di novembre c’è stata una prima riunione per cominciare a discutere il programma. Oltre ai membri dell’Associazione Fiera delle Utopie Concrete, hanno preso parte i membri del consiglio di amministrazione dell’Agenzia Fiera delle Utopie Concrete, il presidente Andrea Vezzini, Simonetta Nanni, Lorenzo Colacicchi e Francesco Paparatti; Luciano Neri, assessore alle politiche sociali e Roberto Perugini, assessore all’ambiente di Città di Castello, ....... presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica dell’Umbria, Achille Rossi, direttore del Mensile "L’altrapagina" e altri ancora.
Si è trattato di una prima discussione "a ruota libera" che non aveva lo scopo di definire il programma vero e proprio, bensì solo i percorsi di ricerca e di riflessione che vorremmo affrontare nei quattro giorni della prossima Fiera ma anche in iniziative da prendere nei mesi precedenti. Come era prevedibile gli spunti che sono emersi sono molto più numerosi delle cose che riusciremo davvero ad affrontare.
Gli argomenti e i problemi legati al gusto e al suo possibile rapporto con la conversione ecologica e con la convivenza sono tanti e saremo costretti a fare delle scelte. Ora che queste scelte non le abbiamo ancora fatte ci sembra utile presentare un semplice indice ragionato di questi argomenti e problemi, provando a inserirli nello schema del programma: Le parole, I laboratori, Le scoperte, Le serate, L’esposizione. Tutto questo lo trovate alle pagine 4 e 5.
Un primo contributo alla discussione sui temi della Prossima Fiera viene poi da Massimo Montanari, storico e autore di diversi libri sulla storia dell’alimentazione. Alle pagine 2 e 3 trovate il resoconto di una conversazione che abbiamo avuto con lui a partire da alcune delle domande che sono emerse dalla nostra discussione. Per esempio: la banalizzazione, standardizzazione ecc. delle produzione agricole può produrre una banalizzazione del gusto? e viceversa la valorizzazione del gusto può indurre produzioni più diversificate e meno dannose per l’ambiente? i limiti posti dalla necessità di produzioni alimentari "ecocompatibili" per lo più vengono vissuti come vincoli restrittivi alla soddisfazione del gusto; non potrebbero invece diventare un’opportunità di soddisfarlo meglio con prodotti di migliore qualità? (...)

Secondo numero

N.2-Produrre e consumare in modo sostenibile
Bernhard Burdick spiega che l'agricoltura biologica manterrà la sua promessa di sostenibilità solo se riuscirà a collegare produzione e consumo a livello regionale
intervista a Bernhard Burdick, collaboratore del Wuppertal Institut ed autore della parte sull'agricoltura della ricerca "Futuro sostenibile" (Editrice missionaria italiana, Bologna £ 25.000).
Quali sono secondo lei le carte vincenti dell'agricoltura biologica ?
Per illustrare i vantaggi dell'agricoltura biologica a confronto di quella convenzionale possiamo fare riferimento alle tre colonne portanti dello sviluppo sostenibile: la sostenibilità economica, ecologica e sociale. Iniziamo con la sostenibilità ecologica: l'agricoltura biologica rinuncia ai concimi chimici di sintesi, ai pesticidi e agli erbicidi e ci riesce perché riattiva i cicli dell’ecosistema agrario e perché prende in considerazione le condizioni specifiche del luogo - come dovrebbe fare, fra l'altro, ogni attività che vuol essere ambientalmente compatibile. Non cerca di compensare le limitazioni del luogo portando da lontano mangimi e concimi. Anche l'agricoltura tradizionale ha cercato di migliorare le terre portando biomassa da fuori, usando per esempio il bosco come pascolo o raccogliendo fogliame nel bosco come concimi per i campi, ma il tutto si svolgeva in circuiti locali.
I flussi di materiali dell’agricoltura convenzionale invece si svolgono a livello globale e hanno raggiunto un ordine di grandezza che li distingue qualitativamente da quello che succedeva prima. Dobbiamo ridimensionare tutto ciò, ricondurre l'agricoltura alle condizioni concrete del luogo. Questo è il significato fondamentale dell'agricoltura biologica e in poche parole la sua dimensione ecologica.
Per quanto riguarda la sostenibilità sociale, di fronte ad una crescente insicurezza del consumatore, l'agricoltura biologica crea una nuova fiducia negli alimenti, nella loro qualità e salubrità, nella loro provenienza e nel loro gusto. Questo riguarda non solo la qualità del prodotto, anche se il gusto e gli ingredienti del prodotto vengono considerati più buoni da gran parte della popolazione, ma riguarda anche le condizioni di produzione. Con l'acquisto di cibi biologici il consumatore compra e paga anche un modo di coltivare la terra, la salvaguardia del suolo, dell'acqua e dell'aria, cioè della base biologica della vita. L'agricoltura biologica è sostenibile economicamente perché è redditizia e, dato che richiede più lavoro di quella convenzionale, crea anche nuovi posti di lavoro. Oltretutto, se si ritorna al regionalismo, i prodotti biologici dovrebbero essere lavorati e distribuiti regionalmente e non in posti centrali di lavorazione e distribuzione come si usa nell'agricoltura e nel commercio convenzionale. Quindi si creano posti di lavoro nella regione. (...)

Terzo numero

N.3-Invito a Città di Castello dal 15 al 18 ottobre 1998
Cari amici,
nell’invitarvi all’edizione 1998 della Fiera, vorrei fare con voi alcune brevi riflessioni.
Ogni giorno ci troviamo a vivere la contraddizione di dover far convivere la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico e la produzione di ricchezza; contraddizione, del resto, parallela a quella fra interessi collettivi e interessi privati nelle loro svariate forme.
Forse dovremmo iniziare a pensare nei termini di una civilizzazione "altra"; in primis: un nuovo modello di sviluppo. Probabilmente ad una società più austera e, forse, più giusta; passando da un modello di tipo consumistico basato sulla quantità, ad uno ecosostenibile basato sulla qualità.
Su queste coordinate si sono sempre mosse le attività della Fiera; anche oggi che, dopo il ciclo sugli elementi, siamo arrivati al ciclo sull’uomo, visto attraverso i suoi sensi.
Quest’anno prenderemo in considerazione il Gusto: quale migliore finestra sui cambiamenti e sulle prospettive della vita sul nostro pianeta!
Ci sta tutto: la salute e la qualità dei cibi; l’ambiente e l’esaurimento dei suoli a causa della coltivazione intensiva; l’impoverimento della biodiversità; le monocolture e le nuove e potenti biotecnologie; l’equità fra i popoli del nord e del sud del pianeta e la distribuzione delle risorse. Infine, anche cose più ‘leggere’, ma non é detto, come l’impoverimento del gusto, dovuto all’imposizione di cibi standardizzati in tutto il mondo.
Come al solito, quando si parla di ambiente tutto si lega, quindi, in prospettiva, la nostra ottica non può che partire dalla considerazione che o ci si salva tutti insieme oppure, prima o poi, potrebbe non salvarsi nessuno.
Questa è la sfida che ci attende.
Il piccolo contributo che la Fiera può dare é quello di fornire alla comunità sollecitazioni, idee e progetti, nella convinzione che la "conversione ecologica e la convivenza" non siano oramai più un’opzione, bensì una necessità.
Forse oggi, per la prima volta, si potrebbe concretizzare il rischio che, se l’Umanità sbagliasse, la Natura potrebbe anche non darle un’altra opportunità.
Nel caso, avrebbe avuto ragione Samuel Beckett nell’affermare: "non c’è partita di ritorno fra l’uomo e il suo destino".
Spero di vedervi tutti a Castello, per intanto, cari saluti
Andrea Vezzini
Presidente Agenzia Fiera delle Utopie Concrete
Download - N. 1/1998
Download - N. 2/1998
Download - N. 3/1998


Agenzia Fiera delle Utopie Concrete |
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