L’autonomia energetica Alto Tevere è un “work in progress”, un lavoro in corso, e la sua presentazione oggi non è la conclusione, ma una tappa intermedia.
Prima di tutto perché manca l’Alto Tevere Toscano – Anghiari, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Monterchi, Pieve Santo Stefano, San Sepolcro e Sestino. La parte toscana del territorio fa parte di questo discorso sull’autonomia energetica.
Il lavoro è quindi incompleto territorialmente ed è solo all’inizio per quanto riguarda il rapporto con questo territorio ed i suoi abitanti. Di fare dell’energia una questione della comunità locale non è un’idea molto diffusa. Infatti, non è facile capire bene, chi potrebbe essere questa “Comunità energetica” della quale parla l’Unione Europea.
Poi, come sappiamo, uno studio, un piano come tale, è un foglio di carta. Un foglio di carta che prende vita dagli attori politici e sociali. A loro abbiamo dedicato particolare attenzione perché per quanto è importante la fattibilità tecnica, e per quanto è presupposto irrinunciabile la fattibilità economica – tutte e due servono a poco se mancano gli attori per attivare questi potenziali.
Uno dei grandi misteri dell’Italia è perché la produzione d’energia da fonti rinnovabili viene percepita solo da pochi prevalentemente al nord – salvo lo sfruttamento dell’eolico in Puglia - come fonte di ricchezza.
Produrre energia elettrica con il vento rende, produrre calore con i collettivi solari, rende. Ed ancora meno è diffusa la consapevolezza che rende l’efficienza energetica. E non intendo che il risparmio di energia abbassa la bolletta – è vero ed è banale. Intendo che l’attuazione, la realizzazione dell’efficienza energetica, è un’attività economica redditizia per le imprese, per i professionisti, per il tessuto economico del territorio. L’attuazione dei potenziali tecnici ed economici è quindi un lavoro di convincimento, di sensibilizzazione e informazione, ma soprattutto anche di raccolta delle varie forze che esistono e traduzione in una comune volontà di fare sistema per far nascere appunto una comunità energetica.
I dibattiti di questi giorni dimostrano che ci sono tante forze attive e facilmente attivabili nel territorio per promuovere l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Il nostro scenario “Autonomia energetica” cerca di dipingere un quadro più ampio possibile che permetta a tutti di collocarsi al suo interno. Vedo lì la differenza con un piano: un piano parte dai progetti esistenti o in elaborazione orientandoli in una direzione auspicabile e indicando i prossimi due passi. Noi non abbiamo fatto altro, e non pretendiamo altro, che abbozzare un ampio quadro per un futuro delle energie rinnovabili nel territorio – appunto quello dell’autonomia energetica – per permettere la discussione più ampia possibile su un futuro economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile del territorio.