La conversione ecologica non è più una questione di trovare un rapporto più gentile con l’ambiente, come poteva sembrare negli anni Settanta e Ottanta ma una questione se riesce o meno l’evoluzione verso una nuova civiltà post fossile. L’alternativa è un’estesa distruzione della base naturale della vita umana in conflitti per risorse e guerre di distribuzione.
Il nuovo ciclo della Fiera delle Utopie Concrete "Sette virtù per la conversione ecologica" mette al centro la domanda etica "come vogliamo vivere", quale contributo siamo disponibili di dare per una forma di vita sostenibile e uno sviluppo del proprio territorio capace di futuro? Si tratta di una domanda che non permette una non-risposta. Anche il "continuare come abbiamo fatto in passato" – nel gergo "business as usual" – è una risposta. Una risposta che implica l’approfondimento delle asimmetrie, ineguaglianze e ingiustizie già esistenti all’interno dei paesi, tra le nazioni e tra le generazioni.
Il ritorno dell’etica
La crisi periodica che stiamo vivendo in questi mesi rappresenta una fase di discontinuità che offre l’occasione di un nuovo sguardo sulla nostra civiltà con una prospettiva fondata di cambiamento nella propria vita e nella propria comunità. Il "ritorno dell’etica" che ipotizza il sociologo francese Edgar Morin potrebbe avere un doppio senso. Lo scricchiolio nelle ruote della globalizzazione selvaggia e della gestione privata dei beni comuni svela i grezzi valori fondanti di un pensiero unico che mette al centro l’arricchimento individuale. E poi si affiancano al diffuso disagio con il valore apparentemente "evidente" della perenne crescita come priorità assoluta e indiscussa una "inquietudine benedetta" di poter cambiare la propria vita e la propria comunità. La domanda più che altro quindi è: "chi fa cosa?". Certo si deve continuare con la sensibilizzazione per la questione ecologica di chi consapevolezza non ne ha, ma la Fiera delle Utopie Concrete si dedicherà più che altro alla costruzione dei ponti tra il diffuso sapere sulle criticità dell’uscita dalla civiltà fossile e l’esitazione di vivere e lavorare in modo concreto verso la sostenibilità in casa, nell’azienda e nel territorio.
Le sette virtù colgono le dimensioni vitali di comportamento individuale e collettivo che promettono un rapporto costruttivo e creativo con l’ambiente naturale e tra gli uomini.